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CALABRIA SALVA SE REMA

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se remaUn altro movimento. E a che scopo? Daniele rossi sorride: se lo aspettava. Dopo averne sentite di ogni genere, dopo essere rimasti raggelati dalla presa di coscienza del livello di corruzione del paese e dalla voracità di una parte della classe dirigente, nel bel mezzo, e chissà se solo nel mezzo, di una crisi economica senza precedenti se si eccettuano i periodi bellici, perché fondare un nuovo movimento? E perché dovrebbe essere diverso dai tanti che lo hanno, spesso senza onore, preceduto? E perché, soprattutto, stavolta gli si dovrebbe dare fiducia? La calabria che rema è nata una notte d’agosto a copanello: un gruppo di amici, ispirato dal presidente di confindustria di catanzaro, amministratore della Guglielmo caffè, l’azienda fondata dal nonno. Quasi tutti imprenditori, età media che garberebbe, per dirla come direbbe lui, a uno come matteo renzi, attorno alla quarantina o poco di più. l’iniziativa è stata presentata in molti comuni della calabria, un tour continuo, che ha toccato anche crotone. la missione? Semplice e disarmante: far comprendere ai calabresi che il futuro è nelle loro mani, che devono delegare il meno possibile, che hanno molte risorse non sfruttate, che devono impegnarsi per il presente se vogliono avere un futuro, scrollarsi dalla rassegnazione, elaborare proposte concrete ed efficaci. Impegno civile, si chiama, andato oltre le elezioni, prima delle quali pure si poteva malignare. L’agenda è quella, dolorosa e scontata, dei problemi e dei ritardi: lavoro, disoccupazione, emigrazione, servizi, debolezza imprenditoriale e strutturale, scarso peso specifico della classe politica. ma, ovviamente, si parte dal basso: dal ritorno dei giovani, perché ormai fuori regione con mille euro al mese non si sopravvive, e al contempo si perdono le migliori energie e si erode perfino il risparmio delle famiglie, che devono mantenerli. E poi incentivi economici reali, una vera azione per la legalità, misure per migliorare l’accesso al credito, difendere l’ambiente, pensare ai rifiuti finalmente come risorsa dopo la perdurante, infinita emergenza. e bandire la politica della sanità. Un libro dei sogni, detta così. Ma dopo quel sorriso, la contro domanda che atterrisce: come immagina la calabria fra vent’anni? cioè senza più le pensioni che ammortizzano il disagio e attenuano la fame?